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Riassunzione del giudizio in caso di fallimento – La Corte di Cassazione ha emes-so un’ordinanza interlocutoria, rimettendo la causa al Primo presidente, affinché egli «valuti se la dibattuta questione circa l’individuazione del momento da cui debba aver corso, per la parte che non sia fallita, il termine per la riassunzione del giudizio nel caso di interruzione ex art. 43, 3° co., L.F., vada devoluta alle Se-zioni Unite», stanti i difformi orientamenti della giurisprudenza di legittimità sul punto, illustrati nel provvedimento. Il Nuovo Diritto delle Società Fascicolo 10|20201384Come osservato dalla Corte, «la coesistenza di plurimi indirizzi interpretativi che postulano, o comportano, diverse decorrenze del termine per riassumere implica, inevitabilmente, il rischio che, in presenza della medesima situazione processua-le, la riattivazione del giudizio venga in alcuni casi reputata tempestiva e in altri tardiva», sicché alla parte interessata è «precluso di formulare una prognosi affi-dabile circa le conseguenze della propria condotta processuale». L’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione del 12 ottobre 2020, n. 21961, è consultabile sul sito www.cortedicassazione.it ... Leggi di piùLeggi meno
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Fallimento del socio occulto – Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili si è espresso sul «corretto procedimento da porre in essere» in caso di fallimento in estensione di un iscritto in qualità di socio occulto di una «società di fatto e occulta» dichiarata fallita.In proposito, si è osservato che se «la dichiarazione di fallimento non fa più venir meno il possesso del requisito del godimento dei diritti civili, essa tuttavia – come del resto accade per tutte le vicende relative al comportamento dei soggetti iscritti nell’albo – potrebbe rilevare in sede di valutazione discrezionale dell’ulte­riore requisito della condotta irreprensibile», che costituisce valutazione rimessa «per legge alla competenza del consiglio di disciplina territorialmente competente». Ragion per cui, «nel caso di specie, l’Ordine è tenuto a segnalare a tale organo la notizia del fallimento dell’iscritto al fine di consentirgli, con l’avvio di apposito procedimento, di valutare la condotta del professionista sotto il profilo disciplinare, facendo riferimento a tutte le circostanze ricorrenti nel caso concreto».Inoltre, si è precisato che, «in conseguenza della dichiarazione di fallimento, è venuto meno l’esercizio dell’attività di impresa, e dunque della possibile situazione di incompatibilità»: pertanto «l’Ordine deve, anche in questo ambito, effettuare la segnalazione al consiglio di disciplina al fine di consentire a tale organo di valutare la condotta dell’iscritto ai fini disciplinari».Il Pronto Ordini n. 78/2020 del 5 agosto 2020 è reperibile sul sito www.commercialisti.it ... Leggi di piùLeggi meno
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Esclusione del socio di s.r.l. – Il Tribunale di Bolzano – rilevando che «il legislatore ad eccezione dell’ipotesi di cui all’art. 2466 c.c. in tema di socio moroso, non ha predisposto una disciplina specifica per il procedimento di esclusione del socio nelle società a responsabilità limitata, né ha indicato l’organo competente ad adottare la relativa delibera», rimettendo così la materia all’autonomia statutaria – ha stabilito che, «a fronte di eventuali lacune della disciplina pattizia, occorrerà fare applicazione, in via analogica, di quanto espressamente previsto per altri tipi sociali, avendo riguardo non solo alle società di capitali, ma, considerati i marcati tratti personalistici che connotano la disciplina delle società a responsabilità limitata, anche alle società di persone». Di conseguenza, nel caso di specie, «stante il richiamo operato» da un articolo dello statuto «ad una norma dettata per la società semplice e l’evidente carattere personalistico di una società composta da due soci con quote paritarie, l’interpretazione delle regole statutarie non può prescindere dall’esame della norma incorporata di cui all’art. 2287, 3° co., c.c. e, in generale, dai principi in materia di società di persone». Ragion per cui, conclude il Tribunale, «l’esclusione viene così a configurarsi come interesse disponibile del singolo socio, al quale si contrappone l’interesse di segno contrario del socio escludendo», dovendosi, pertanto, «ritenere che la legittima-zione passiva spetti al solo socio di cui si domanda l’esclusione, in quanto contro-parte del contratto costitutivo dell’ente, e non anche alla società, in capo alla quale non è dato rinvenire alcun interesse a contraddire ai sensi dell’art. 100 c.p.c. e alla quale non possono derivare né vantaggi, né pregiudizi dalla decisione della causa». La sentenza del Tribunale di Bolzano del 6 maggio 2020 è consultabile sul sito ilcaso.it. ... Leggi di piùLeggi meno
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